Chi vince Sanremo? L’ho già detto martedì scorso. Oggi voglio spiegare perché.
Fuori dalle logiche di partito, in senso lato, credo che la vittoria popolare, non quella del “premio”, sia dettata solo ed esclusivamente dall’emozione. Che è qualcosa scatenata da una cosa che definiamo arte, il cui valore è universalmente riconosciuto fin dai tempi dei tempi.
Un prodotto “artistico”, è qualcosa che viene partorito da menti, mani e cuori umani. E che, nel caso di una canzone, viene poi veicolato sempre da un essere umano, che aggiunge al brano il suo personale contributo, attraverso la voce, i gesti, il suo atteggiamento personale sul palco, in una parola sola, attraverso l’interpretazione. È il gradimento dell’insieme di tutti questi elementi, più o meno condiviso, che determina una canzone di successo.
Personalmente ritengo che buona parte dei pezzi di Sanremo 2026 sia stata generata dall’AI. Se non del tutto in parte. Non è una condanna. Vado avanti.
Chiunque abbia a che fare con la musica ha provato, almeno una volta, ad utilizzare i programmi che generano musica in autonomia, e ne ha toccato con mano la potenza, la velocità e le capacità del sistema. Il piano gratuito della più famosa piattaforma avanzata di intelligenza artificiale generativa, di cui non faccio il nome, consente a chiunque di generare al giorno 10 canzoni complete (testo, musica e voce), che fanno parte dei sette milioni di pezzi generati (oggi) ogni anno. Che presto saranno 8, 9 10... Come si fa? Basta saper scrivere il giusto “prompt” che, sinceramente, è roba da ragazzi.
Attenzione: il piano gratuito non consente di avere diritti d’autore sui prodotti (mi rifiuto di chiamarle “opere”), ma quello a pagamento sì. Tradotto: chiunque abbia voglia di spendere 10 euro al mese per vantarsi di aver scritto una canzone lo può fare, anche senza avere nessuna conoscenza musicale. Chi invece è iscritto alla SIAE, può depositare le canzoni come frutto del proprio ingegno, e riceverne poi compensi per l’eventuale diffusione e riproduzione.
Per carità, ammetto che un prompt efficace è di certo opera “d’ingegno”. Qualcuno deve averlo pur pensato. Ma ciò che questo genera, a me non sembra il caso di definirlo “opera”. Ragione per cui la signora SIAE dovrebbe ripensare ai termini con i quali definisce le canzoni.
Ritorno a bomba sul tema iniziale.
Per quanto perfetta e impeccabile possa essere ritenuta la creazione e il suono del prodotto creato con l’AI, quello che a me trasmette è una profonda sensazione di niente. Seppur gradevole, divertente, piacevole da “assumere”, al pari di una medicina l’ascolto continuo di opere artificiali genera in me una profonda noia. E tristezza.
Ma allora, chi vince Sanremo? O meglio, chi avrà successo a Sanremo?
Io ritengo che possa farlo solo un essere umano che trasmette un prodotto umano, per quanto abbia dei limiti (o dei plus?) dettati dalla propria impronta. Dal modo di muoversi, di sorridere, di ammiccare, di evitare, di trasmettere energia, sentimenti ed emozioni. Dall’esperienza o dall’ingenuità, dal mestiere o dall’incoscienza. Dal modo di scrivere, comprese banalità e autocitazioni. Vanno benissimo. Purché condite da quel qualcosa che possiede e riesce a trasmettere solo un essere umano: la sua personalità.
Quando l’AI ne avrà una, ne riparliamo. Per ora, per sempre sì all’umanità.
