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Non riesco a non pensare a quanto sia incredibile la vita,
al fatto che esista qualcosa di incomprensibile che ti fa decidere in un
battito di ciglia che quello che stai guardando, che l’essere che è lì, davanti
a te, lo conosci eccome, l’hai sempre conosciuto, senza il bisogno di fare la
sua conoscenza.
E non importa se poi lui c’è o non c’è più. Se lo vedi o non
lo vedi. Tanto lo senti.
Va bene anche non volerlo. Va bene tutto.
Importa che tu abbia avuto modo di sapere che c’era. Che
c’è. E pure che forse non ci sarà.
Qualunque sia il destino a cui siamo legati, il fatto che
quella cosa sia accaduta, che quell’incontro di anime ci sia stato, è lì come
un faro nella notte, che fa strada quando è buio nel mondo e illumina ancora di
più quando è più buio nel mondo di dentro.
Non è un appoggio, non ti sostiene, non ti risolve i
problemi, non ti porta per mano. Ma quando resti ad occhi chiusi con te stesso,
la sua essenza ti rassicura e non ti fa sentire mai sola. Non ti fa avere paura
di quello che sarà.
Perché hai l’assoluta certezza che se esiste ciò che non
esiste, niente di quello che non conosci può farti così paura.
Magari dopo, più in là e oltre, ci sarà una dimensione dove
l’impossibile è reale, dove chi ha avuto più paura potrà godere la pace della tranquillità
e dell’amore incondizionato. Là dove niente è peccato, niente proibito, dove non c’è
menzogna né ricatto, dove il coraggio non è una dote, dove dare è normale come
ricevere.
Scende qualche lacrima che si asciuga da sola all’idea che
potrebbe essere così anche qui, anche ora. Ma no, qui non è così.
Tutti giù per terra. Il girotondo è finito.
E allora mi riempio gli orecchi di musica fino a farla
traboccare, mi riempio la testa di note e di parole, di vibrazioni che mi fanno
sentire viva...
(...continua su carta)